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L’arte della stampa nacque in Cina durante la dinastia Han (una stampa su tessuto può essere datata al 220 d.C.), sebbene alcuni reperti siano stati scoperti in Egitto risalenti al VI o VII secolo a.C.

Il primo tipo di stampa veniva realizzato premendo una piccola tavoletta di legno intagliata su tessuto o carta: la xilografia (dal greco xilon = legno e graphos = scrittura), in cui si eliminano le parti che dovranno rimanere bianche nella stampa, mentre la parte stampante della matrice è ciò che resta dello spessore originale della tavola.

Il libro stampato più antico è una traduzione cinese del “Sutra del Diamante”, un’opera buddhista, realizzata nell’848 d.C.

In un documento datato 1023 si afferma che il governo cinese utilizzava lastre di rame (incisione calcografica) per stampare banconote e documenti ufficiali.

La tecnica della xilografia, insieme alla fabbricazione della carta, fu insegnata dai cinesi agli arabi quando conquistarono Samarcanda nel 712, e si diffuse poi nei paesi europei conquistati dagli arabi.

In Europa, a partire dal XVI secolo, la xilografia venne comunemente utilizzata per stampare tessuti e, dal 1400 (quando la carta divenne facilmente disponibile), fu impiegata per stampare carte da gioco, immagini religiose e testi di preghiere, oltre che per produzioni artistiche.

Alcune xilografie potevano essere utilizzate per realizzare un numero limitato di immagini, poi rilegate insieme a formare i primi libri, stampati nei conventi europei tra il 1380 e il 1430, contenenti immagini e testi.

Stampare interi libri in questo modo era un processo lungo, poiché ogni pagina richiedeva l’intaglio di una tavoletta di legno, che spesso si rompeva a causa della sua fragilità.

Il libro più antico che tratta della xilografia con finalità di stampa è il “Trattato della Pittura o Libro dell’Arte” dell’italiano Cennino Cennini del 1437.

Nel 1041 in Cina Bi Sheng inventò la stampa a caratteri mobili usando l’argilla, ma risultava troppo fragile. Nel 1298, sempre in Cina, Wang Zhen introdusse caratteri più resistenti in legno, mentre in Corea, nel 1234, furono creati caratteri mobili in bronzo.

In Europa, Johannes Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili utilizzando metallo (ferro e acciaio), i materiali più resistenti conosciuti all’epoca. Non possiamo essere certi che Gutenberg non sia venuto a conoscenza di questa tecnica attraverso le rotte commerciali con l’Oriente, ma sicuramente la perfezionò grazie all’invenzione della stampa a torchio modellata sul torchio da vino dei contadini renani, e al miglioramento dell’inchiostro da stampa, a base oleosa invece che acquosa, quindi più durevole.

Con la diffusione dei caratteri mobili, la xilografia per la stampa di pagine intere cadde in disuso, ma si trovò presto un modo per combinare immagini xilografiche con testi composti con caratteri mobili, perdendo però la continuità e l’integrazione originaria tra testo e immagini.

La ricerca del dettaglio nelle illustrazioni spinse gli artisti a sperimentare l’incisione su metallo, la calcografia (dal greco chalcos = rame e graphos = scrittura), in cui il disegno viene tracciato incidendo la lastra con il bulino, che viene poi inchiostrata e stampata (a differenza della xilografia, lavorata in negativo, dove il risultato deriva dalle parti scavate che restano bianche; nella calcografia, lavorata in positivo, il risultato della stampa è dato dai segni incisi sulla lastra, che costituiscono il disegno finale).

Le origini della calcografia sono incerte: si ritiene che sia nata in Germania intorno al 1430 con l’uso del torchio a rulli, che sostituì quello verticale utilizzato per la xilografia.

L’incisore che realizzò le prime stampe calcografiche conosciute operò a Basilea tra il 1430 e il 1445.

Giorgio Vasari attribuisce a Maso da Finiguerra (1426–1464) la scoperta della calcografia, attraverso la tecnica del “niello” usata dagli orafi, i quali incidevano una lastra metallica con il bulino e poi riempivano le incisioni con una lega speciale, chiamata “nigellum”, ottenendo immagini scure su uno sfondo metallico liscio.

L’orefice, prima di riempire i solchi con la lega, era solito fare una prova del lavoro riempiendo le incisioni con una miscela di nerofumo e olio di noce (simile all’inchiostro calcografico ancora oggi utilizzato) e stampando la lastra su un foglio di carta umida.

L’arte della stampa si diffuse rapidamente in tutta Europa.